Abbiamo vinto a marzo. Ora difendiamo il risultato: NO il 29 novembre

L'8 marzo 2026 è una data che noi Donne liberali radicali ricorderemo a lungo. Dopo oltre quarant'anni di discussioni il popolo svizzero ha detto sì all'imposizione individuale: ogni persona sarà tassata in base al proprio reddito e alla propria sostanza, indipendentemente dallo stato civile. È un traguardo al quale abbiamo contribuito in prima persona, con la nostra iniziativa per imposte eque, le firme raccolte anche qui in Ticino e un impegno durato anni.
La partita però non è chiusa. Il 29 novembre il popolo sarà di nuovo chiamato alle urne, questa volta sull'iniziativa del Centro che, per l'imposta federale, propone di continuare a sommare i redditi dei coniugi applicando un calcolo alternativo: in sostanza, un ritorno alla coppia come unica unità fiscale. Se fosse accolta, la riforma appena approvata verrebbe rimessa in discussione.

Le ragioni per votare no sono diverse. La prima è che il popolo si è già espresso; a marzo ha scelto un sistema moderno e chiaro, e rimettere tutto in discussione pochi mesi dopo crea incertezza per i cittadini, per le famiglie e per i Cantoni che stanno già preparando l'attuazione. La seconda riguarda il lavoro. Con la tassazione congiunta il secondo reddito della coppia, nella grande maggioranza dei casi quello della donna, si somma a quello del coniuge e finisce per essere tassato all'aliquota più alta, quella che si applica al reddito complessivo. Così aumentare le ore o il grado di occupazione rende molto meno di quanto dovrebbe, e molte donne si chiedono se valga la pena. Lavorare di più deve invece convenire e portare davvero più soldi in tasca; l'imposizione individuale elimina questo freno, mentre l'iniziativa del Centro lo manterrebbe.

La terza ragione è che la proposta non risolve il problema, lo sposta. Il Consiglio federale e il Parlamento lo hanno detto chiaramente. Quel modello non garantisce la neutralità rispetto allo stato civile e creerebbe nuove disparità, tra coppie con un solo reddito e coppie con due redditi, e tra persone sposate e non sposate. La quarta è il conflitto tra sistemi fiscali: se l’iniziativa venisse approvata, si dovrebbe mantenere il cumolo dei redditi a livello federale mentre Cantoni e Comuni dovrebbero invece introdurre l’imposizione individuale. La quinta ragione è il costo. Il modello del Centro prevede di calcolare l'imposta in due modi diversi e di applicare quello più favorevole alla coppia. La Confederazione incasserebbe quindi sempre l'importo più basso, con minori entrate che andrebbero compensate altrove. E poiché l'imposta federale grava soprattutto sui redditi elevati, sarebbero proprio questi a trarne il maggior vantaggio, mentre chi guadagna poco non ne beneficerebbe quasi per nulla. Per questo in Parlamento la proposta è stata respinta da un fronte ampio, dal PLR ai Verdi. 

Per noi, del resto, l'imposizione individuale non è solo una tecnica fiscale. È il riconoscimento che ogni donna è una contribuente autonoma, con il proprio reddito, la propria previdenza e la propria indipendenza economica. È una riforma che guarda alla Svizzera di oggi; coppie con due redditi, famiglie diverse, percorsi di vita che cambiano.

Nelle prossime settimane parliamone con amiche, colleghe, familiari. Ricordiamo che la votazione di marzo non è stata l'ultima parola e che anche chi ha votato sì potrebbe non sapere che la riforma è di nuovo in gioco. Ogni voto conta, come ha dimostrato il risultato di marzo. Il 29 novembre difendiamo quello che abbiamo costruito insieme: no all'iniziativa del Centro.

Roberta Passardi
granconsigliera PLR