Comunicati

Mari Luz era orgogliosamente liberale radicale, senza bisogno di esibirlo: lo era nel modo di pensare, di discutere e soprattutto di fare. Aveva un animo profondamente sociale, una sensibilità autentica verso chi aveva bisogno, ma senza mai perdere di vista quel principio di responsabilità che per lei restava inseparabile dalla libertà. 

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La notizia della scomparsa di Mari Luz mi colpisce profondamente. Non eravamo amici nel senso tradizionale del termine, ma c’era qualcosa di più sottile e più vero: la stima, quella che nasce quando incontri una persona che non assomiglia a nessun’altra.
Mari Luz era coraggiosa. Lo era da sempre. Pioniera nel calcio femminile, tra le prime ticinesi convocate in Nazionale — un traguardo che racconta già molto di lei: determinazione, disciplina, visione. E la stessa forza l’ha portata nella politica, dove non ha mai cercato la ribalta, ma il risultato. Era presente, concreta, impegnata. Lavorava per ciò in cui credeva, e ciò in cui credeva aveva sempre a che fare con le persone, soprattutto con quelle più fragili.

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Tristezza e gratitudine. Due sentimenti che si intrecciano in questo momento di addio alla nostra presidente, un’amica cara. La tristezza per la sua assenza profonda, la gratitudine per l’opportunità di averla avuta nelle nostre vite. È con queste emozioni che celebriamo il suo spirito e la sua eredità, di cui faremo tesoro.
Mari Luz ci ha lasciato un segno indelebile nei cuori di tutti noi, una donna di rara gentilezza e di indole buona, la cui vita è stata caratterizzata da un generoso impegno verso gli altri. Ogni suo gesto, in ambito professionale come in quello politico e associativo, rifletteva una sincera attenzione per il bene comune e una dedizione che trascendeva il semplice dovere.

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È con profonda tristezza che rivolgiamo l’ultimo saluto a Mari Luz Besomi Candolfi, presidente delle Donne PLR del Ticino e compagna di viaggio di lunga data delle Donne liberali radicali Svizzere. Chiunque avesse la fortuna d’incontrare Mari Luz veniva accolto con calore. Spesso con un abbraccio, sempre con un sorriso e con la sensazione di essere sempre veramente benvenuto.

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Negli ultimi anni, una serie di dati sociologici ha iniziato a incrinare una convinzione ampiamente condivisa: quella secondo cui il progresso culturale, una volta acquisito, proceda in modo lineare e irreversibile. In particolare, l’emergere di atteggiamenti critici – talvolta apertamente reazionari – nei confronti della parità di genere tra i giovani maschi rappresenta un fenomeno che merita un’analisi attenta, soprattutto in contesti come quello ticinese, dove tradizione e modernità convivono in equilibrio instabile. 

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Con incredulità e profondo dispiacere, ricordiamo oggi la cara Mari Luz. Una donna che ha dedicato una parte importante della sua vita agli altri, mettendo tempo ed energie a disposizione della comunità. Una sensibilità rara, che ha espresso nella sua professione di infermiera psichiatrica e anche nell’impegno politico e associativo. Come donne abbiamo condiviso con lei la convinzione che ognuna di noi debba poter scegliere liberamente il proprio percorso e trovare il proprio posto nella società. Da Presidente delle Donne liberali radicali ticinesi, Mari Luz ha dato voce a questi valori, impegnandosi per l’autonomia e l’indipendenza economica delle donne, spendendosi a favore dell’imposizione individuale e per una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia.

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Inasprire le pene in materia di pedofilia, violenza sessuale e domestica: è quanto chiere un'iniziativa cantonale firmata da Roberta Passardi, e sottoscritta da più di una quarantina di granconsigliere e granconsiglieri dei diversi schieramenti politici presenti in parlamento; firme che sottolineano l'urgente necessità di allineare le normative penali alla gravità di questi reati e di rafforzare il deterrente legato alla commissione di tali crimini. L’iniziativa come rileva Roberta Passardi nasce «da un’esigenza semplice e fondamentale: più giustizia, più sicurezza e più rispetto per chi ha subito violenza».

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Per garantire equità nella partecipazione ai costi nelle cure a domicilio serve una fatturazione cantonale centralizzata. L’introduzione della partecipazione ai costi per gli utenti che beneficiano di cure a domicilio nell’ambito dei mandati cantonali risponde a un principio condivisibile: chi usufruisce di determinate prestazioni contribuisce, entro i limiti stabiliti dalla legge, al finanziamento del sistema. Affinché tale principio sia credibile, tuttavia, è indispensabile che venga applicato in modo uniforme da tutti gli operatori attivi sul territorio.

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Le Donne del PLR si sono mobilitate in tutta la Svizzera in occasione della giornata di sciopero delle donne: sabato 13 giugno hanno lanciato un segnale forte a favore di una politica liberale radicale per l’uguaglianza. Di buon mattino, tra le 6 e le 8, hanno distribuito 5’000 fodere blu per il sellino della bicicletta con il messaggio: «Pedaliamo per i diritti delle donne». Per le DLR impegnarsi per la politica femminile significa sostenere invece di imprigionarle in ruoli prestabiliti, significa poter contare su condizioni quadro che consentano alle donne di essere attive.
 

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«Dobbiamo dare un segnale». È una frase che sento spesso in questo periodo in relazione all’iniziativa del caos dell’UDC. E questo concetto mi trova scettica. Perché mi ricorda molto la votazione sulla 13ª AVS. Anche allora si diceva: ora bisogna «dare un segnale». Il finanziamento? A quanto pare, nessun problema. Chi faceva notare i costi miliardari, veniva bollato come allarmista. La campagna ha funzionato. La sinistra ha vinto. Il brusco risveglio è però seguito poco dopo. Da allora, il Consiglio federale e il Parlamento discutono di maggiori prelievi sui salari e di aumento delle imposte sul valore aggiunto. A pagare dovrebbero essere le famiglie, i lavoratori e le PMI. Un piano di finanziamento sostenibile manca ancora oggi.

 

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