Ancora una volta, una proposta ingannevole

«Dobbiamo dare un segnale». È una frase che sento spesso in questo periodo in relazione all’iniziativa del caos dell’UDC. E questo concetto mi trova scettica. Perché mi ricorda molto la votazione sulla 13ª AVS. Anche allora si diceva: ora bisogna «dare un segnale». Il finanziamento? A quanto pare, nessun problema. Chi faceva notare i costi miliardari, veniva bollato come allarmista. La campagna ha funzionato. La sinistra ha vinto. Il brusco risveglio è però seguito poco dopo. Da allora, il Consiglio federale e il Parlamento discutono di maggiori prelievi sui salari e di aumento delle imposte sul valore aggiunto. A pagare dovrebbero essere le famiglie, i lavoratori e le PMI. Un piano di finanziamento sostenibile manca ancora oggi.

 

È proprio questo schema che ora rischia di ripetersi. Questa volta, però, l’inganno proviene semplicemente dall’altro polo politico. Con l’iniziativa «del caos», l’UDC copia quasi alla lettera la strategia della sinistra. L’UDC rifiuta qualsiasi discussione seria sulle conseguenze dell’iniziativa denominata in modo fuorviante «per la sostenibilità». Elude la questione, distrae l'attenzione e confonde con cifre sempre nuove. Nasconde deliberatamente ciò che la sua proposta provocherebbe effettivamente:

  • Questa iniziativa distrugge gli Accordi bilaterali I e II.
  • Introduce un tetto massimo rigido alla popolazione.
  • Esclude manodopera di cui abbiamo urgentemente bisogno.

Perché l’UDC non dice chiaramente che vuole denunciare gli accordi bilaterali? Perché sa benissimo che una netta maggioranza della popolazione non vuole mettere a repentaglio la libera circolazione delle persone – e con essa gli accordi bilaterali I e II. Le proposte in questa direzione sono sempre state chiaramente respinte. Ecco perché oggi i promotori dell’iniziativa parlano in modo edulcorato di «sostenibilità», di «mantenere un giusto equilibrio» e di «dare un segnale». Questo modo di procedere è disonesto. Nella situazione geopolitica più incerta dalla Seconda guerra mondiale, non possiamo permetterci un esperimento così radicale. Sarebbe pericoloso denunciare gli accordi bilaterali, che hanno dato prova di efficacia, e inserire un limite rigido nella Costituzione federale.

Da qui il mio appello: smascheriamo questa proposta ingannevole. Nelle prossime settimane parliamo con amici, familiari e colleghi di lavoro delle reali conseguenze dell’iniziativa. E il 14 giugno diciamo chiaramente «no» a questa proposta estrema.
Noi liberali radicali siamo diversi dai partiti populisti.
Noi non siamo giovani vandali che «lasciano un segno» sui muri delle case, lasciando che siano poi gli altri a dover ripulire. Noi non lasciamo segni, ma ci assumiamo la responsabilità. Per la Svizzera, per il benessere e per la sicurezza della nostra popolazione.

Susanne Vincenz-Stauffacher
copresidente PLR