Il comitato interpartitico ticinese «Sì alla imposizione individuale» è sceso in campo a favore di una riforma che porta nel ventunesimo secolo un sistema fiscale risalente al lontano 1915. Lo ha ricordato Cristina Maderni rilevando che «questo metodo d’imposizione non rispecchia più la società contemporanea», diventata in questi oltre 111 anni decisamente più complessa. La legge è frutto di un compromesso equilibrato in parlamento, che porta la fiscalità svizzera a riconoscere «la parità tra i coniugi e a stimolare il lavoro delle donne»
Se approvata dal popolo il prossimo 8 marzo, l’imposizione individuale permetterà di abolire la penalizzazione del matrimonio ritenuta ingiusta e incostituzionale già nel 1984 dal Tribunale federale, di rafforzare l’equità fiscale e soprattutto di valorizzare il ruolo delle donne che sarebbero incitate a lavorare di più, colmando in parte l’attuale carenza di personale qualificato. L’Amministrazione federale stima che potrebbero essere creati 44’000 posti di lavoro a tempo pieno. Per le donne la riforma è un importante passo avanti perché favorisce l’occupazione e l’indipendenza economica, garantendo al tempo stesso una maggiore sicurezza per il futuro pensionistico. Ad approfittarne è anche il sistema economico svizzero che potrebbe sfruttare maggiormente il potenziale delle donne – 58% – che dispongono di una formazione superiore. L’imposizione individuale è una riforma chiave per una fiscalità equa e moderna.