Negli ultimi mesi sono emerse segnalazioni che meritano attenzione. Secondo quanto riferito da diversi addetti ai lavori, alcuni operatori emetterebbero formalmente le fatture relative alla partecipazione ai costi, senza però recapitarle effettivamente ai pazienti oppure senza procedere concretamente alla riscossione degli importi dovuti. In questo modo, da un lato risulterebbero apparentemente conformi alle prescrizioni cantonali, dall’altro offrirebbero ai propri utenti un vantaggio economico rispetto agli altri enti che applicano correttamente la normativa.
Se tali pratiche dovessero essere confermate, ci troveremmo di fronte a un duplice problema. Da una parte verrebbe meno il principio di uguaglianza di trattamento tra cittadini; dall’altra si creerebbe una distorsione della concorrenza tra operatori che operano nello stesso settore e beneficiano dei medesimi riconoscimenti o mandati pubblici. Il punto centrale è che oggi il controllo della corretta applicazione della partecipazione ai costi risulta complesso. Verificare se una fattura sia stata realmente inviata, ricevuta e incassata richiede controlli amministrativi onerosi e non sempre facilmente attuabili. Per questo motivo occorre interrogarsi su una soluzione più semplice, trasparente ed efficace: la fatturazione centralizzata da parte dell’Ufficio anziani e delle cure a domicilio. Il meccanismo potrebbe essere relativamente semplice. Gli enti e i professionisti continuerebbero a dichiarare al Cantone le prestazioni effettivamente erogate, come già avviene oggi. Sulla base delle ore di cura riconosciute e registrate, sarebbe poi direttamente l’Ufficio anziani a emettere la fattura della partecipazione ai costi all’utente. Un sistema di questo tipo presenterebbe numerosi vantaggi. Innanzitutto garantirebbe l’applicazione uniforme delle disposizioni cantonali, eliminando qualsiasi discrezionalità nella fase di fatturazione. Ogni cittadino verrebbe trattato allo stesso modo indipendentemente dall’operatore scelto. In secondo luogo aumenterebbe la trasparenza. Il Cantone disporrebbe di dati completi e immediatamente verificabili sugli importi dovuti, fatturati e incassati, riducendo il rischio di comportamenti opportunistici. Vi è poi un ulteriore elemento da considerare. Gli stessi operatori sanitari sarebbero i primi interessati a dichiarare correttamente le ore di cura effettivamente svolte. Le ore riconosciute costituiscono infatti la base per il finanziamento delle prestazioni e per il riconoscimento dell’attività erogata. Ne deriverebbe un sistema nel quale la dichiarazione delle prestazioni e la fatturazione della partecipazione ai costi sarebbero chiaramente separate, evitando possibili conflitti d’interesse. Infine, una gestione centralizzata consentirebbe di rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema.
Quando una regola esiste, deve valere per tutti. Se invece alcuni utenti pagano e altri no a seconda dell’operatore che li assiste, il principio stesso della partecipazione ai costi perde legittimità. L’obiettivo non deve essere quello di aumentare gli oneri burocratici, bensì di garantire equità, trasparenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche. In quest’ottica, affidare direttamente al Cantone la fatturazione della partecipazione ai costi appare una soluzione pragmatica, facilmente verificabile e capace di eliminare alla radice ogni possibile disparità di trattamento. Se il principio della partecipazione ai costi deve continuare a esistere, allora deve essere applicato in modo identico per tutti. La fatturazione centralizzata rappresenta probabilmente lo strumento più semplice ed efficace per raggiungere questo obiettivo.
Mari Luz Besomi-Candolfi
presidente DLRT