Teniamoci stretta la RSI. La nostra voce, la nostra identità.

Care Donne Liberali Radicali Ticinesi,

Siete state tra le prime a riconoscere il pericolo rappresentato dall’iniziativa «200 franchi bastano!». Conoscete il valore che la nostra radiotelevisione pubblica ha avuto anche e proprio per la formazione e l’emancipazione femminile: negli anni la RSI ha contribuito all’indipendenza di giudizio, al riconoscimento del ruolo delle donne e ha permesso di far sentire voci diverse. Avete visto lontano, e oggi il vostro sguardo è più necessario che mai.

Avete espresso un chiaro no nella consultazione sul cosiddetto «pacchetto Rösti». Quelle misure sono entrate in vigore comunque. Oggi fungono da controprogetto indiretto e obbligano la SSR/RSI a una trasformazione profonda. Si avrà una riduzione del 17–20% in quattro anni, il canone scenderà a 300 franchi. L’85% delle aziende saranno esentate dal pagamento. È già questo un cambiamento, con conseguenze pesanti in termini occupazionali e operativi.
Ma l’approvazione dell’iniziativa l’8 marzo sarebbe molto più grave. Duecento franchi non bastano per garantire un servizio pubblico indipendente, generalista e accessibile anche nelle regioni minoritarie come la nostra, 24 ore su 24 e in quattro lingue. Con il taglio voluto dagli iniziativisti, invece, in Svizzera potrebbe sopravvivere una radiotelevisione in una sola lingua – e non parlerebbe italiano né avrebbe sede in Ticino.

Avete visto lontano, dicevo. E oggi anche voci autorevoli del PLR e della FDP, tra cui l’ex presidente nazionale Thierry Burkhalter, insieme a un PLRT quasi unanime e a una maggioranza della FDP, hanno analizzato i dati legati al «pacchetto Rösti» e alla trasformazione Enavant. La conclusione è chiara: Enavant rappresenta già uno sforzo enorme – 270 milioni di risparmi e circa 900 posti a tempo pieno in meno in quattro anni. Andare oltre significherebbe compromettere il servizio pubblico in modo irreparabile. Infatti, 200 franchi proposti equivarrebbero, di fatto, a dimezzare la SSR, con un impatto ancora più duro per le regioni di minoranza. Chi pensa di ridurre senza distruggere mistifica la realtà.
Questa iniziativa è un po’ un lupo travestito da agnello. Non smantellerà solo un’azienda: metterà in discussione confronto e coesione, convivere civile. Colpirà lavoro, competenze, formazione, prodotto cantonale lordo. Banalizzerà l’importanza di un’informazione indipendente, renderà più difficile l’accesso alla cultura, allo sport e all’intrattenimento. Lo sapete e lo sappiamo bene: ciò che si è costruito in decenni, può essere distrutto in pochi istanti. È quello che vogliamo?

Il nostro Cantone è già sotto pressione (si vedano le cifre sui salari pubblicate in questi giorni). Oggi, per fortuna, la Svizzera italiana beneficia di oltre 100–150 milioni all’anno destinati al servizio pubblico radiotelevisivo grazie al principio costituzionale del federalismo e ai canoni raccolti nella Svizzera tedesca. Dietro a queste cifre ci sono più di mille posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti: famiglie, fornitori, collaborazioni diffuse in tutto il territorio. Una crisi strutturale dell’audiovisivo avrebbe effetti profondi, non dissimili da quelli che anni fa hanno colpito duramente la piazza finanziaria ticinese. Per questo le DLRT si sono espresse già nel gennaio 2024 con lucidità. Oggi, con il voto alle porte, il vostro invito è essenziale: aiutiamo donne e uomini a vedere la vera posta in gioco, a capire il prezzo nascosto di un ulteriore taglio del canone.
E scegliamo, con responsabilità, un chiaro NO. Grazie per il vostro sostegno a questa importante battaglia.

Giovanna Masoni Brenni
presidente SSR.CORSI
vice presidente SSR SRG