Rinunciare alla nostra indipendenza? No grazie!

Proprio in questi giorni, di fronte alla tragedia di Crans Montana, abbiamo sperimentato in modo diretto la differenza di approccio tra i servizi e i dibattiti televisivi delle nostre reti e quelli dei nostri vicini. Da un lato, abbiamo visto informazioni puntuali, accompagnate da una grande delicatezza e rispetto per le vittime e le loro famiglie. Dall'altro, invece, una narrazione invasiva, chiassosa e irrispettosa, tanto nei confronti dei familiari delle vittime quanto nei confronti del nostro Paese. È in questo contesto che l'informazione, spesso lacunosa e raccontata secondo standard culturali a noi estranei, ci fa riflettere sul nostro modo di comunicare.

La stessa difficoltà si riscontra nel panorama geopolitico, dove districarsi tra notizie false e reali è diventato un compito arduo. Ci troviamo di fronte a esperti di ogni tipo e a una bulimia di informazioni che lasciano il cittadino disorientato. Assistiamo alla manipolazione dell'informazione, in mezzo a una miriade di media privati e piattaforme digitali che seguono algoritmi per offrire ciò che ognuno desidera vedere e sentire. Le verità soggettive sostituiscono sempre più frequentemente i fatti oggettivi, alimentando ansie, divisioni e sfiducia tra le persone, portando alla deriva una democrazia già fragile. Hannah Arendt ci ricorderebbe che è fondamentale mantenere viva la nostra responsabilità civica, partecipando attivamente alla vita democratica per contrastare questa tendenza, evitando che la nostra società cada preda di oligarchie o poteri autoritari. La democrazia richiede un impegno costante e una comunità informata e partecipe.

In questo contesto, sovraccarico di contenuti, la capacità di offrire analisi approfondite e contestualizzate diventa un atto di resistenza. Ecco, quindi, che il ruolo della SSR SRG RSI, in quanto servizio pubblico, si fa cruciale: con mandato costituzionale, svincolato da logiche commerciali o pressioni politiche, essa asseconda il principio fondamentale della Confederazione, offrendo informazioni, cultura e servizi nel rispetto equo delle minoranze e del pluralismo linguistico. Senza un adeguato finanziamento, il pluralismo rischia di rimanere solo una bella idea. La Svizzera di lingua italiana, già marginalizzata, vedrebbe la propria visibilità culturale ulteriormente ridotta, senza contare la perdita economica sia dell’indotto sia di personale che verrebbe colpito dalle ulteriori misure di risparmio.

Abbassare dunque fortemente il canone significherebbe arrecare un danno soprattutto a noi stessi e al nostro patrimonio culturale. L'iniziativa «200 franchi bastano!» ci invita quindi a riflettere seriamente su una scelta cruciale per il nostro futuro. Non si tratta solo di un valore monetario, ma di un attacco alla qualità dell'informazione e alla dignità del nostro servizio pubblico. Certo, tutto è e deve essere migliorabile, ma ben sappiamo che l'eccellenza e l'adattamento alla rapidità delle trasformazioni digitali richiedono tempo, risorse e molta professionalità. Ignorare la realtà dei costi di produzione di contenuti di qualità, svalutando l'informazione, ci spinge verso un futuro in cui superficialità e disinformazione potrebbero regnare sovrane.

È tempo di ribadire il nostro impegno nella difesa della nostra radiotelevisione, affinché continui a rappresentare tutte le voci del nostro Paese, investendo nella nostra cultura, identità e libertà di pensiero. Non scegliamo di rinunciare: scegliamo di preservare il nostro futuro e la nostra democrazia.
Abbiamo già perso molti enti essenziali di «servizio pubblico» (Posta, Swisscom, FFS…): non perdiamo anche questo!

Morena Ferrari Gamba
CR e CP SSR Svizzera italiana CORSI