31 gennaio, le 15 signore si incontrano nel Bellinzonese
Fin da subito ci siamo incontrate con il sorriso, con apertura e con una grande voglia di condividere. Nessuna barriera, nessuna distanza. Verena, con l’esperienza di chi ha insegnato per anni, ha risolto subito l’unico vero problema pratico, chi è chi. Etichette con nomi e Comuni rappresentati, un gesto semplice che ha reso tutto immediatamente più diretto e rompendo quel minuto di finta timidezza. Il primo tema affrontato, quasi con leggerezza ma non senza significato, è stato proprio come farci chiamare: la sindaca, il sindaco, la sindaco. Su una cosa, però, eravamo tutte d’accordo: «sindachessa» proprio no, non si può sentire. Un momento sorridente che ha rotto definitivamente ogni distanza e che ha mostrato quanto, anche nelle parole, cerchiamo naturalezza e rispetto per il ruolo che ricopriamo.
Non c’era ghiaccio da rompere. Non c’erano ruoli da difendere. Eravamo tutte lì per lo stesso motivo: conoscerci e raccontarci. Dopo un rapido giro di presentazioni, siamo entrate nel vivo delle nostre esperienze, delle emozioni vissute, delle difficoltà affrontate e delle domande che spesso restano sospese. In quel contesto, molte hanno trovato ascolto e, talvolta, risposta. Quattro ore sono volate tra risate, momenti intensi, problemi concreti e consigli pratici. È emerso anche il tema dell’essere donne in un ruolo di responsabilità. Non come bandiera, non come rivendicazione. Non è stato un dibattito femminista, ma una riflessione sincera che, in modi diversi, ci ha coinvolte tutte. Quella sera eravamo semplicemente uguali. Nessun cartello politico, nessuna appartenenza di partito. Solo il ruolo che ognuna di noi porta avanti con fierezza, nel proprio Comune, grande o piccolo che sia. Il confronto è avvenuto al di là delle differenze ideologiche, perché ciò che ci univa era più forte: la responsabilità verso i cittadini e l’impegno quotidiano che questo ruolo comporta.
Un tema fondamentale emerso è stato quello della capacità di creare un clima costruttivo. Essere sindaca significa anche saper creare le condizioni per un dialogo sereno, coinvolgere, ascoltare e valorizzare chi lavora accanto a noi. Non si governa da sole: si lavora in squadra, con il Municipio, con l’amministrazione e con la popolazione. Per chi, come me, è nuova in carica, questo aspetto è centrale: riuscire a creare gruppo, costruire fiducia e favorire una collaborazione autentica è una delle sfide più importanti, ma anche una delle più stimolanti. Ho lasciato questa serata con la promessa di ripeterla e ho portata a con me una certezza: il confronto autentico senza competizione aiuta. Aiuta a sentirsi meno sole, meno insicure, più sostenute. Noi donne che a volte temiamo il giudizio, che talvolta ci sentiamo non abbastanza, che fatichiamo a esprimere certi pensieri per paura di non essere comprese. Non è una questione di genere contro qualcuno. È accettazione di ciò che siamo. È riconoscere che anche le fragilità fanno parte del percorso e che, se condivise, possono trasformarsi in forza. Non è un discorso teorico, ma un sentire reale che quella sera ha trovato spazio e rispetto.
Essere sindaca non significa governare «da donna» né tantomeno contro gli uomini. Significa portare nel ruolo il proprio modo di essere, con serietà, ascolto e senso di responsabilità. Qualità che non appartengono a un genere, ma alle persone. Il valore sta nella nel rispetto reciproco e nella capacità di dialogare e del non adeguarsi a pressioni non nostre. Quella sera, attorno a un tavolo, non c’erano etichette politiche. C’erano sindache. C’erano persone. E c’era la consapevolezza che, insieme, si può affrontare meglio anche ciò che da sole pesa di più.
Veronica Marcacci Rossi
sindaco di Brissago