Un'eredità che resta

La notizia della scomparsa di Mari Luz mi colpisce profondamente. Non eravamo amici nel senso tradizionale del termine, ma c’era qualcosa di più sottile e più vero: la stima, quella che nasce quando incontri una persona che non assomiglia a nessun’altra.
Mari Luz era coraggiosa. Lo era da sempre. Pioniera nel calcio femminile, tra le prime ticinesi convocate in Nazionale — un traguardo che racconta già molto di lei: determinazione, disciplina, visione. E la stessa forza l’ha portata nella politica, dove non ha mai cercato la ribalta, ma il risultato. Era presente, concreta, impegnata. Lavorava per ciò in cui credeva, e ciò in cui credeva aveva sempre a che fare con le persone, soprattutto con quelle più fragili.

Di lei ammiravo la schiettezza. Quel modo diretto, limpido, che non aveva bisogno di giri di parole. Pane al pane, vino al vino. Una qualità rara, oggi più che mai. E insieme a quella schiettezza, una sensibilità profonda, che emergeva soprattutto quando parlavamo di sanità, di pazienti, di cura. Lì si vedeva la Mari Luz più autentica: attenta, dedicata, capace di ascoltare e di capire davvero.
Molti cittadini e molti pazienti hanno beneficiato del suo lavoro, delle sue competenze, della sua visione. E questo non è un dettaglio: è un’eredità. Una traccia concreta, che resta.

Lo dico con sincerità: Mari Luz era una figura che ammiravo. Mai banale, sempre sul pezzo, sempre con un’idea chiara di come migliorare il nostro Paese. Mi piaceva il suo modo di essere, la sua energia, la sua lealtà.

Mancherà. Mancherà al partito, mancherà a chi ha lavorato con lei, mancherà a chi ha condiviso battaglie e sorrisi. E mancherà a chi, come me, ha avuto il privilegio di incrociare la sua strada e di riconoscere in lei una donna vera, forte, generosa.

Oggi resta il vuoto, ma resta anche il suo grande esempio. E gli esempi, quando sono così sinceri, così luminosi, continuano a camminare con noi. Ed è così che ti ricorderò. 

RIP

Fabio Rezzonico
vicepresidente PLR Sezione Lugano